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Marketing e comunicazione sono due parole troppo usate ma cosa sono veramente?

Marketing e Comunicazione.

Due parole coniate oltre 20 anni fa: usate, abusate, strausate da migliaia di creativi, agenzie di comunicazione, agenzie di eventi, aziende, marketing manager, social manager, social media manager, planning organizations, ecc.

Ma cosa sono veramente?

Cosa rappresentano oggi nel mondo moderno, considerando tutti i nuovi termini che ci circondano?

Sono ancora così importanti?

Sono determinanti per promuovere un brand o un prodotto?

Partiamo dal principio.

Il Marketing è una cosa, la Comunicazione è un’altra cosa.

Innanzitutto non si capisce come mai negli ultimi 15 anni, Marketing e Comunicazione siano state affiancate e usate spesso insieme.

E’ come mettere vicini vino rosso e vino bianco.

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Certo, fanno sempre parte dello stesso settore, ma sono diverse e le competenze di chi le usa devono necessariamente essere differenti.

Chi si occupa di Marketing si occupa di strategie, di analisi, di capire come mai un determinato prodotto viene usato dagli utenti. 

Un Marketing Manager studia, osserva, analizza e poi decide quali strade percorrere affinché il prodotto o la sua promozione, possa o meno rispecchiare i gusti del pubblico.

Chi si occupa di Comunicazione, invece, fa un altro tipo di mestiere. 

Deve cercare le migliori strade per riuscire a comunicare al pubblico che il suo prodotto è migliore rispetto ad un altro, che è più adatto.

Deve capire quali contenuti usare (foto, video, testo, slogan).

E successivamente capire quali media usare (giornale, web, tv, radio, sms, ecc.)

Quindi, uno si occupa di analizzare il mercato e il prodotto sul mercato, l’altro di comunicare le caratteristiche al pubblico e cercare il modo di vendere visivamente il prodotto.

Come mai, allora, Marketing e Comunicazione sono stati messi vicini?

Oggi più che mai la parola Marketing è usata fin troppo spesso anche per indicare competenze che non sono propriamente di marketing.

Si pensi al Marketing on line che chiaramente fa sempre parte del Marketing, ma si occupa di un ramo, quello web, e non di tutto il marketing.

Alle campagne di Adv (advertising).

Alle PR (altra parola strausata).

Per non parlare di Social, Media, Events, Planning, Brainstorming, Focus group, Engagement, Follower, ecc.

Ogni parola ha un suo specifico significato ed è stata coniata per rappresentare un determinato aspetto anche se tutte, alla fine, fanno parte del macro gruppo al quale tutti siamo purtroppo soggetti: la vendita.

Ogni azione, ogni campagna, ogni analisi è finalizzata, alla fine, alla vendita.

Che sia di un bene o di un servizio, tutte le operazioni di marketing e comunicazione servono per vendere.

Per promuovere, consolidare un brand ma fondamentalmente per vendere.

E allora, perché non diciamo le cose come stanno?

Perché nascondersi dietro tante parole, tanti termini anglofoni, se alla fine dobbiamo parlare di vendere, di far acquistare quello che vogliamo pubblicizzare al maggior numero di persone?

Perché non ritornare a parlare in italiano?

Perché invece di advertising non diciamo pubblicità?

E invece di PR non diciamo conoscenze?

Al posto di Brainstorming non diciamo scambio di idee?

Veramente il mondo ha bisogno di tanti termini americani?

Veramente dobbiamo complicarci la vita quando, alla fine, il nostro ultimo fine è di vendere  quello che produciamo?

A voi il dibattito.

A me le strategie per promuovere le aziende che mi contattano per far conoscere il loro marchio, il loro servizio, il loro prodotto.

A voi la scelta di tornare con i piedi per terra.

A me quella di far capire quanto posso fare per una azienda, riempiendomi la bocca di parole e termini che fa figo pronunciare, ma che alla fine dovranno portare sempre e solo ad un risultato: quello economico!

 

L’IMPORTANZA DEL VIDEO NEL BUSINESS ONLINE

Come mai i video sono così importanti nello sviluppo del nostro business online?

Consideriamo che oggi, ogni giorno, vengono visti oltre 300 milioni di contenuti video.

Video sui social network, video inviati tramite smartphone, video condivisi.

Per non parlare di serie tv, serie web, piattaforme online che funzionano e sono in costante crescita (Skygo, Netflix, ecc.)

Oggi il video, più di qualsiasi altra cosa, attira l’attenzione dell’utente facendolo rimanere sul nostro sito o sulla nostra pagina social.

Chiaramente il video deve avere delle caratteristiche ben precise.

Non possiamo sperare di promuovere la nostra attività se i nostri video sono girati male, poco accattivanti, lunghi, con musiche impersonali, con speaker che non hanno una buona dizione, in inglese maccheronico.

Oggi il pubblico vuole due cose da un video:

  • 1 – la perfezione (se si tratta di un video istituzionale)
  • 2 – l’imperfezione (se si tratta di un video virale)

Molti clienti mi chiedono sempre più spesso di realizzare video virali.

Sbagliato. Un video virale, per sua natura, non è studiato a tavolino ma nasce e si sviluppa indirettamente, senza un vero motivo.

Sono moltissime le persone e gli studiosi che hanno provato a capirne il fenomeno virale, ma la cosa è risultata molto complessa.

Faccio un esempio: voi siete in casa, state guardando la tv e vostro figlio vi sta riprendendo con il cellulare. Improvvisamente il cane vi sale sulle gambe e voi balzate dallo spavento.

Il video viene messo on line da vostro figlio per ridere della vostra reazione e il video, in pochissimo tempo, diventa virale e visto da milioni di utenti.

Come mai?

Innanzitutto la spontaneità dell’avvenimento è di fondamentale importanza.

Poi sicuramente sarà un video “sporco”, quindi con inquadrature mosse, problemi di luce, con rumori e risate di sottofondo.

E poi sarà corto, veloce, di facile condivisione su tutti i device.

I primi a guardarlo saranno i vostri amici, poi i parenti, gli amici degli amici e in un attimo si sarà sviluppato nella rete senza che voi possiate fare nulla.

Poi, dopo qualche periodo, lo stesso video verrà inserito all’interno di una Fail Compilation (video con errori, cadute, papere) ed ecco che voi diventerete famosi, vostro malgrado.

Sono sicuro che state già pensando di girarne uno, vero?

Beh, provate, ma dubito che la reazione “spontanea” vi farà acquisire utenti.

Il virale è una cosa che nasce senza motivo. Non esistono regole scritte.

Il video, però istituzionale o comunque con all’interno il vostro prodotto da promuovere, è qualche cosa di fondamentale che va fatto seguendo delle regole ben precise.

Ve ne elenco alcune:

  • DURATA: un buon video istituzionale non deve durare oltre i 2/3 minuti. Uno spot per i social al massimo 15/30 secondi. Un video virale anche pochi secondi.
  • RIPRESE: il più possibile fatte bene, da un professionista. Diffidate di chi usa attrezzature obsolete o chi vi dice “tanto va sul web, posso girarlo anche con un telefonino”. A parte che oggi i cellulari hanno delle fotocamere di tutto rispetto, ma la scelta della location, le luci, le inquadrature, il montaggio, non sono assolutamente da sottovalutare se volete che il video tenga lo spettatore incollato.
  • STORIA: oggi più che mai la storia che dovete raccontare, anche in pochi secondi, deve essere unica, accattivante, provocante e sincera. Non prendete video già fatti con l’intenzione di copiarli. Prendete piuttosto un creativo, qualcuno che vi dia una idea sensata, nuova.
  • MUSICA: si parla sempre di musica freeware (gratuita) e musica edita. Certo, un video con una canzone famosa funziona sempre, ma potete sempre ricorrere ad un bravo musicista che vi creerà la giusta colonna sonora, unica e particolare, che vi distinguerà dal resto dei video online.
  • SPEAKER: se il vostro pubblico sono gli americani, il video deve essere in inglese. O in lingua originale, o doppiato o con sottotitoli (che comunque distolgono sempre lo spettatore) il vostro video deve essere realizzato per il target al quale vorrete farlo vedere.
  • BUDGET: oggi potete realizzare un bel video con poche centinaia di euro o con migliaia di dollari. Tutto dipende da quanto voi sarete disposti ad investire nel progetto e quanto credete nel video per promuovere il vostro prodotto.

Ricordate che alla base di tutto vi è l’idea. Poi un video può essere girato in economia (ma bene, con giuste inquadrature e montaggio) oppure con dispendio di grandi energie, ma se alla base manca l’idea, potete starne certi: non sarà mai un successo.

Pensate bene al messaggio che dovete lanciare, a come si sposa con il vostro prodotto.

Poi il video potrà anche essere una inquadratura fissa, su un fondo bianco, senza parole, ma con una personalità e una forza maggiore rispetto ad altri spot con elicotteri, attori, comparse, ecc.

Chiaramente ogni video avrà una propria entità, una vita propria e un ciclo.

Molti clienti mi dicono: ma io il video ce l’ho già. Certo, ma se lo avete realizzato due anni fa, provate a pensare che sarebbe ora di cambiare, di girarne uno nuovo.

Video più vecchi di un anno sono da rifare.

La tecnologia avanza, lo stile narrativo e registico cambia, le attrezzature cambiano. Ieri c’era l’HD, poi il Full HD, oggi il 4K, domani l’8K e oltre. E tutto in pochissimi anni.

Oggi viene usato molto il time lasse, lo slow motion, i droni e i flair (effetti di luce) rispetto alle inquadrature classiche, alle carrellate stile anni ’80.

Oggi il taglio di un video deve essere veloce, magari anche un po’ mosso (ma sempre stabilizzato).

Quindi un video vecchio si vede, eccome.

Investite bene i vostri soldi. Non affidatevi al ragazzo che ha appena acquistato la macchina fotografica che realizza anche video, solo perché costa poco.

Pensate al messaggio che volete lanciare, dormiteci sopra, scrivetelo e quando sarete pronti, affidatevi a qualcuno che sappia quello che fa, che ha oltre alle attrezzature anche la cultura moderna di capire che ogni giorno le cose cambiano. E voi dovrete cambiare insieme al vostro prodotto.

 

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QUANTO SONO IMPORTANTI I SOCIAL NETWORK E QUALI SCEGLIERE PER IL NOSTRO BUSINESS

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I Social Network sono parte integrante del nostro mondo.

Che tu sia giovane o meno giovane, oggi tutti utilizzano i social network per comunicare, per condividere, per promuoversi, per farsi trovare, per curiosare.

10 anni fa, sicuramente, non avremmo potuto prevedere cosa sarebbe successo nel futuro e credo che nessuno di noi avrebbe potuto immaginare un mondo connesso 24/24h.

Un mondo dove tablet, pc e smartphone la fanno da padrona.

E anche il mondo dell’advertising, oggi, si è spostato su differenti canali.

Se prima esistevano solamente radio, tv e carta stampata, oggi un Marketing Manager, un Brand Manager o un Social Media Manager deve necessariamente fare i conti con i Social Network.

Ma la domanda è: quali utilizzare? Quali sono davvero efficienti e quali, al contrario, non servono?

Innanzitutto cerchiamo di capire quali sono i Social Network che oggi vengono principalmente utilizzati nel mondo della comunicazione e quali sono le loro funzioni principali.

Ma iniziamo parlando di numeri con questo schema riepilogativo:

  • POPOLAZIONE MONDIALE: oltre 7 miliardi
  • POPOLAZIONE ONLINE: oltre 2.3 miliardi che usano i social
  • POPOLAZIONE ONLINE CON SMARTPHONE: oltre 2 miliardi
  • POPOLAZIONE ITALIANA: 60 milioni di persone
  • POPOLAZIONE ONLINE: 37 milioni
  • POPOLAZIONE ITALIANA CHE USA I SOCIAL: 28 milioni
  • SOCIAL USATI TRAMITE SMARTPHONE: 24 milioni

Praticamente quasi tutti gli italiani sono connessi a internet e usano Facebook quotidianamente.

Poi ci sono, a ruota, Instagram, Twitter, LinkedIn, Pinterest, Snapchat e il poco usato ma numerosissimo Google+ (numeroso perché quasi tutti abbiamo una email su Gmail che in automatico ci apre le porte di Google+).

Questo ci fa capire che i numeri sono molto alti e che tutti usiamo i social. Va da se che il mondo dell’advertising non può farne a meno.

Ma quali usare per il nostro prodotto?

Verrebbe da dire di utilizzare il social network con i numeri più alti.

Ma nella rete, le regole sono fatte per essere stravolte.

Quindi non sempre i numeri alti corrispondono a delle performance migliori in termini pubblicitari.

Ad esempio, se ci occupiamo di prodotti femminili, Pinterest è perfetto.

Se, viceversa, dobbiamo occuparci di una campagna di comunicazione per una azienda che fa comunicazione, allora Twitter sarà la scelta migliore.

Prima di investire dei soldi, dobbiamo capire il nostro target di riferimento, capire che strada vogliamo percorrere e qual’è l’obbiettivo da raggiungere.

Dobbiamo affidarci a mani esperte, a persone o aziende che prendano a cuore il nostro brand, che lo capiscano, che sappiamo interpretare i numeri e le tendenze e che trasformino i nostri soldi in clienti on line.

Oggi, inoltre, oltre ai canali tradizionali e ai canali social, vi sono una serie di scorciatoie più o meno efficienti.

Sto parlando dei blog, di fashion blogger, food blogger, travel blogger, business blogger, web blogger, movie blogger, book blogger…insomma tutti coloro che direttamente o indirettamente scrivono, condividono, si appassionano e sono seguiti da un pubblico più o meno ampio, ma interessato all’argomento che ci interessa.

Gli esperti li chiamano i trend setter, gli influenze, ossia le persone da seguire e spesso si fa con uno scambio di favori online.

Poi ci sono gli youtuber. Altra categoria che sta soppiantando i classici messaggi pubblicitari televisivi con video diretti, virali o meno, ma che interessano e appassionano gli utenti.

Insomma, oggi le strade da percorrere per essere presenti in rete e per ottenere dei risultati o una ottima web reputation sono davvero molti.

Bisogna solamente saper ascoltare il nostro cliente e riuscire a cogliere l’essenza del business di riferimento.

 

Spesso ai nostri clienti che mi chiedono quali social usare e come potersi promuovere senza spendere troppi soldi, consiglio di farsi un giro in rete, usare i social network, iscriversi ovunque e capirli.

Solo così ci si potrà immergere appieno nella rete e nel mondo social.

Certo, non è facile e molti i affidano ad aziende o consulenti esterni perché non capiscono, non hanno tempo, non vogliono.

Quindi dovremmo essere noi a cercare di consigliare al meglio, senza vane promesse di risultati che poi potrebbero venir meno se non stiamo connessi e non ci appassioniamo al futuro.

 

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